C’è qualcosa di strano in queste ultime settimane, in me intendo. Da quando sono tornata dalla Thailandia. Sarà stato lo shock climatico, il fatto che fisicamente non sono stata in formissima e che anelavo ad un cambio di stagione che (forse, forsissimo) sta iniziando a intravedersi lentamente solo in questi ultimi giorni.
Nel fine settimana siamo stati in Italia, io per i miei impegni di yoga, il resto della famiglia per fare incetta di beni di prima necessità e per spupazzarsi i nonni. Ed è successa una cosa strana: per la prima volta da quando sono espatriata non avevo nessuna voglia (keine Lust ndr) di rientrare a Zurigo. Dico strana perché mi sono resa conto che non aveva alcuna base razionale o ragionevole, neppure dal punto di vista emotivo (tipo: voglio stare con la mamma, con qualche amico, voglio fare shopping…) non più del solito, almeno e, pensandoci lucidamente, credo che immaginandomi il risveglio del lunedì mattina nel contesto italiano dove, nella routine della vita mi sarebbe ora tutto molto estraneo, mi avrebbe colto immediatamente una depressione pazzesca, della serie mi precipito in stazione e balzo sul primo treno in partenza. Forse è stato l’effetto della prospettiva di una settimana non proprio esaltante, col Marito sempre altrove, qualche pensiero molesto su figlio, salute, famiglia, scuola che hanno appesantito particolarmente la prospettiva del lunedì svizzero. Cose che vanno e vengono, mi dico, a volte acuite dal costante fastidio di sottofondo, dato dalla (non) comprensione di un idioma che non vuol saperne di decollare. Dalla consapevolezza che mi coglie ogni tanto (e solo ogni tanto, per fortuna) di radici culturali così radicalmente differenti che mi fanno dire che io, pur se rimanessi qui per tutto il resto della vita, non riuscirei comunque mai a “pensarmi svizzera”, nonostante l’irrisorio spazio fisico che separa i due confini.
Poi, stamattina, c’era il sole, la luce presto, la temperatura leggermente meno rigida e nell’aria un vago profumo di primavera. Nella strada verso la scuola l’aiuola, amorevolmente curata per tutto l’inverno, ha prodotto i primi fiorellini colorati e la “Oh!!!” di mio figlio. C’era il lago in lontananza, nella strada verso la mia lezione di tedesco, le uova di Pasqua nelle vetrine e gli improbabili abiti per la bella stagione. Ma, soprattutto, c’erano i campanili di Zurigo, il canale con le barchette e, nel cielo, quella atmosfera di regale fermezza che mi ha fatto amare questo luogo dalla prima volta in cui l’ho visto, senza sapere se ci sarei tornata o meno.
E mi sono ricordata, allora, che vale sempre la pena camminare con lo sguardo verso l’alto. I marciapiedi non sono certamente tutti uguali, i cieli ancora meno.