Sono tornata con un sacco di buone intenzioni, come sempre del resto. Propositi precisissimi, non cose campate per aria. Pratiche da provare e riprovare, giorno dopo giorno, mattina dopo mattina, sera dopo sera. Obiettivi definiti come il centro di un bersaglio, e io lì, Robin Hood con arco e frecce alla mano.
Meno di quarantotto ore dopo sono in un’altra vita, in un’altra dimensione. Non mi sono dimenticata dei miei propositi, né di quanto cruciali siano per me. E’ solo che succede sempre qualcosa di più urgente, prioritario, indifferibile. Tipo portare il bambino dal medico, fare la spesa, fissare le lezioni di tedesco, avviare la lavatrice e il cambio di stagione (che poi, il cambio a Zurigo, mah.) O anche solo decidere di uscire a cena col Marito, approfittando del fatto che per un giorno ancora c’è la nonna, visto che non più neppure il ricordo lontano di quando sia successo l’ultima volta.
Nonostante i convincimenti e gli sforzi è come se tutto congiurasse per portarmi lontano da dove voglio andare, dal nocciolo al quale so che devo arrivare. Pena la vita. Perché conosco ormai benissimo il punto di non ritorno, oltre il quale non è più possibile tornare indietro senza conseguenze. O vai avanti, fino alla meta, o sei fregato per sempre; e non per modo di dire.
Sarà per questo che sono millenni che la gente ci prova. E spesso fallisce. Non è scritto da nessuna parte che tutti debbano farcela, il più delle volte accade il contrario, succede in ogni momento e l’hanno chiamata “legge di Darwin“.
Io so che mi perdo nel fare, quando la priorità sarebbe quella di rimanere di più nello “STARE”. C’è un bellissimo concetto nello yoga: “Dharana”, la capacità di concentrare tutto il proprio essere, la propria attenzione, la propria concentrazione in un unico punto. Nel momento in cui ce la fai, praticamente hai finito di soffrire, altro che super poteri. Da lì in avanti la strada è tutta in discesa.
Io sto scrivendo, ho il Tom Tom collegato al pc per gli aggiornamenti delle mappe. Ho davanti un regalo di compleanno da incartare, con forbici, scotch e attrezzi vari abbandonati sul tavolo e dimenticati nel momento stesso in cui ho deciso che era venuto il momento di collegarmi ad Internet. Sarebbe sovrabbondante dire che la strada è ancora incredibilmente lunga e paurosamente in salita. Ma conoscendo il premio è impossibile non proseguire.